QUARANTENNALE TESTIMONIANZA DI STEFANIA FIASCHETTI

Introdurre la testimonianza di Stefania mi imbarazza un po’ perché, oltre ad essere una validissima e preziosa collaboratrice sul piano artistico e culturale, è anche mia moglie. Con la sua ironia e la sua intelligenza conclude degnamente la carrellata delle testimonianze relative al Quarantennale che abbiamo finora potuto celebrare solo virtualmente ma che speriamo ardentemente di poter onorare entro l’anno. Grazie a Stefania e a tutti coloro che hanno voluto offrire in dono il loro contributo di esperienze, ricordi, riflessioni, emozioni che hanno arricchito e valorizzato la lunga storia della Compagnia Teatro dell’Appeso.
Amedeo di Sora

In questa mia testimonianza, per il quarantennale della Compagnia, gli aspetti professionali e quelli sentimentali immancabilmente si intrecciano. Il mio primo contatto da spettatrice con la Compagnia Teatro dell’Appeso fu sicuramente più positivo di quello avuto con il suo fondatore e mio attuale marito, Amedeo Di Sora. Sono obbligata, però, nella speranza di non abusare della vostra pazienza, a tornare indietro nel tempo e precisamente all’anno 2001, quando tutto ebbe inizio. Ci vedemmo per la prima volta da “colleghi” al liceo “F. Severi”: io, giovane supplente alle prime armi; Amedeo, professore di ruolo e già di chiara fama, per le sue molteplici attività.
Il nostro incontro, nell’approccio iniziale, fu abbastanza deludente … soprattutto per Amedeo. Sì, perché Amedeo, qualificato e stimato professore del liceo scientifico, si era ritagliato, un po’ per soddisfare l’innata attrazione per l’universo femminile e un po’ per contrastare il tedio della routine scolastica, un diversivo: il piacevole ruolo di “accogliere” le nuove colleghe, quelle giovani e carine, ovviamente, e io, forse, rientravo in quei canoni. Insomma, un professore che svolgeva un’importante “funzione sociale” e che, in anticipo sui tempi, aveva eletto l’ inclusività scolastica a tratto distintivo della sua professione (perdonate l’ironia!). Naturalmente, l’accoglienza contemplava un suo protocollo rituale, e l’invito a consumare un caffè presso l’antistante bar ristorante “La lanterna” ne costituiva il primo tassello. Ancora non mi spiego il motivo per cui declinai l’invito,solo oggi mi rendo conto di quante esperienze mi sia privata, di quante persone avrei potuto incontrare (tra le tante, mio suocero, per esempio, di cui molti mi parlano). Sicuramente, non ho avuto modo di apprezzare la bellezza e la varietà degli eventi e degli spettacoli organizzati dalla Compagnia e le numerose manifestazioni ed iniziative svoltesi negli anni dell’assessorato alla cultura di Amedeo. Quei sette anni, tanti ne passarono (non è forse il 7 un numero magico?) prima di poterci incontrare di nuovo, li penso spesso e sempre con un po’ di amarezza, li vivo come un’ “occasione mancata”. La vita reca con sé i suoi misteri e talvolta ci offre un’altra possibilità. Complice Antonella (la terza delle mie sorelle) e la passione comune per Fabrizio De André, assistetti ad un concerto della Compagnia Teatro dell’Appeso a Ferentino, nella suggestiva cornice di piazza Mazzini, durante una calda serata di fine estate, che non esito a definire “magica”. C’erano tutti gli elementi: una piazza gremita ed emotivamente partecipe, la musica magistralmente suonata dai musicisti (Nicoletta Evangelista, Stefano e Dario Spallotta, Emiliano Caroselli), la voce sensuale e profonda di Amedeo e l’incanto di un cielo stellato che invitava a lasciarsi andare. Amedeo, da quella sera, diventò una presenza fondamentale nella mia vita e inevitabilmente lo diventò la Compagnia, come fosse una sua figlia da accettare, una creatura che anch’io oggi mi impegno a sostenere insieme con gli altri soci.
Sono l’ultima arrivata nella Compagnia. Dapprima, ho svolto solo il ruolo di segretario, negli ultimi tempi anche quello di assistente alla regia, alle luci e al suono. Far parte di un’associazione artistico-culturale che vanta quarant’anni di coraggiosa e costante attività nel territorio è sicuramente motivo di grande orgoglio. Non avendo mai prima partecipato direttamente e fattivamente ad esperienze di carattere teatrale, non ero in grado di cogliere l’entità dell’impegno, del sacrificio, del “lavoro” che occorrono per preparare e realizzare spettacoli teatrali e musicali ed eventi culturali che abbiano una dimensione e uno spessore di elevata professionalità. La celebrazione (purtroppo, finora, soltanto virtuale) del Quarantennale ha come riportato alla luce i reperti (articoli, locandine, foto, pubblicazioni, audiovisivi, ecc.) di una lunga attività non solo di spettacoli ma, soprattutto, di formazione pedagogica e culturale rivolta ai tanti giovani della Città e della provincia di Frosinone.
Proprio alla luce di queste riflessioni nate dal riscontro delle testimonianze già pubblicate (da chi ha fatto e fa parte della compagnia e dai tanti collaboratori esterni) e dalla consultazione del ricco archivio che costituisce la memoria storica della Compagnia, non posso non manifestare la mia delusione nel constatare che il Teatro dell’Appeso, dopo una così lunga e prestigiosa storia, non abbia sempre ricevuto dalle istituzioni pubbliche, una adeguata considerazione e non abbia ancora uno spazio in cui poter stabilmente operare.

Stefania Fiaschetti

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