Quarantennale testimonianza di Giuseppe Mayer

Ho incontrato Giuseppe Mayer per la prima volta (come lui stesso simpaticamente rievoca nella sua bella testimonianza), nei primi anni Novanta del secolo scorso quando, sedicenne, iniziava a frequentare il corso di educazione teatrale da me inaugurato nel 1990, agli albori della mia lunga attività di docente di lettere presso il Liceo Scientifico “Severi” di Frosinone, a seguito della calorosa e pressante sollecitazione dell’indimenticabile Preside di allora, Maria Pia Spaziani D’Emilia, che molto amava il teatro e tutto ciò che aveva la facoltà di arricchire la proposta formativa degli studenti e di conferire prestigio culturale al liceo.
Ben presto, egli seppe rivelare doti istrioniche notevoli per la sua età, soprattutto in ambito comico, e fu per questo che, non ancora maggiorenne, lo invitai a far parte della Compagnia con la quale, tra l’altro, recitò in importanti spettacoli come “La patente” di Pirandello e, soprattutto, il “Miles gloriosus” di Plauto, proprio nella parte di Pirgopolinice, il “Soldato fanfarone”. Lo spettacolo debuttò al Teatro Nestor, nell’ambito del cartellone dell’allora Stagione Teatrale del Comune di Frosinone (1994), con uno straordinario successo di pubblico (sold out) e di critica, e Giuseppe fu molto bravo.
Oggi si occupa di marketing e di pubblicità ed ha ricoperto diversi ruoli in multinazionali del settore della comunicazione: Gruppo Armando Testa, Grey/WPP, Ambito5/Publicis, Isobar/Dentsu. È autore di libri sul tema della trasformazione digitale ed è docente di Brand Strategy nei Master delle principali Business School italiane. Insomma: si è brillantemente affermato nel campo della comunicazione facendo tesoro dell’esperienza teatrale giovanile, a testimonianza di quanto la formazione teatrale sia importante in ambito professionale, al di là della dimensione puramente artistica e spettacolare.

Amedeo di Sora

Caro Amedeo, Per prima cosa … wow, 40 anni! 40 anni di teatro! Posso dirmi onorato ad aver condiviso un piccolo pezzo di questo percorso con te e a maggior ragione sono felice di aver ricevuto il tuo messaggio e partecipo con gioia con la mia testimonianza.
Per me l’incontro con il teatro e con L’appeso, lo chiamavo così, è tutta colpa di Pirandello; ero in seconda liceo, al Severi di Frosinone, e ricordo di essere rimasto così affascinato dalle sue opere, quasi ossessionato. È stata la mia docente di Italiano a indirizzarmi verso la Compagnia e verso di te; allora non c’erano percorsi extra al liceo, ma ero curioso e non mi sono lasciato scappare l’opportunità.
Ricordo il nostro primo incontro; avevo 16 anni (29 anni fa) ed ero tremendamente intimorito dalla tua figura. E devo dire a ragione; pochi minuti dopo l'inizio della lezione avevo cominciato a disturbare e svagarmi, come ogni buon sedicenne fa, un po’ per attirare l'attenzione e un po’ perché non capivo fino in fondo cosa stavamo facendo.
E lì tu mi hai apostrofato con una delle tue citazioni preferite: “taci, o di' cose migliori del silenzio." Salvator Rosa. Bum, fregato! Qui non me la gioco facile come a casa con battute e smorfie. Si fa sul serio.
Un'altra illuminazione, da lì a poco, quando ti ho sentito parlare la prima volta di fare teatro come jouer, come giocare e da lì riconoscere che il termine inglese per indicare un attore è "player" e unire i puntini e trovare connessioni inattese e stupende.
Quasi dieci anni di compagnia hanno avuto un ruolo fondamentale per il mio percorso di crescita, personale certo, ma ancora di più credo a livello professionale; ho appena finito di leggere un libro "Acting with power" che mi è stato consigliato lo scorso anno a Stanford da un professore di Strategia aziendale.
Bene, in questo libro si parla proprio di quanto sia importante, in qualunque contesto lavorativo, saper interpretare un ruolo, riconoscere il contesto, saper ascoltare chi ti è vicino; teatro insomma.
La prima al Cinema Teatro Nestor del nostro "Miles Gloriosus" è stato forse il momento più eccitante, terrificante e piacevole della mia esperienza con la compagnia.
Ricordo bene: i giorni, e spesso anche le notti, passate a provare e riprovare le scene (sfidando la mia S con esercizi e pazienza), il sudore e il supporto di un gruppo di compagni di strada fantastici come Valentino e Marina (che tra l'altro ci aveva messo a disposizione anche casa sua per le prove), le fatiche di un territorio che a volte sembrava impermeabile a qualunque stimolo e poi la ricompensa più preziosa e inattesa: l'applauso, da condividere, insieme.
Caro Amedeo, ancora complimenti per questi primi 40 anni della Compagnia e grazie per avermi permesso di scoprire e far parte di questo folle, bellissimo gioco.

Giuseppe Mayer

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